Playback Theatre

Che cos’è il playback theatre

“Il miglior modo per descrivere il playback theatre a qualcuno che non l’ha mai visto è quello di dipingere un’immagine. Immagina una stanza con in fondo uno spazio dedicato alla scena. Su questa scena sono seduti gli attori, di fronte al pubblico. Sul lato destro sta seduto il musicista circondato dai suoi strumenti. Sul lato sinistro ci sono due sedie. Su una delle sedie è seduto il conduttore, che avrà la funzione di una specie di maestro di cerimonie. L’altra sedia sarà occupata da un membro del pubblico, che viene volontariamente e racconta un’esperienza personale. Il conduttore pone alcune domande, e quando l’intervista è completa, rivolge la storia agli attori. La musica accompagna il momento di transizione. Quindi gli attori rappresentano la storia, usando mimo, il movimento e parole improvvisate. Il loro obiettivo p di catturare l’essenza della storia del narratore. Dopo un momento di riconoscimento e ringraziamento, il narratore ritorna nel pubblico e un altro narratore esce per raccontare.

Un evento di playback consiste in una serie di storie raccontate dai narratori del pubblico. E’ un processo totalmente spontaneo, reso possibile dall’adesione al rituale.

La risposta alla domanda: “Che cosa succede se nessuno vuole narrare?” E’ naturale che quella situazione può non essere playback theatre… Questo, però, non succede mai; infatti, quando le persone sentono un’atmosfera di rispetto e competenza degli attori, esse mostrano una gran voglia di raccontare, non importa quale sia il loro background o la loro cultura…

E’ un teatro coinvolgente e stimolante. Hai la possibilità di vedere rappresentata la storia di un tuo simile. Spesso questo tocca qualche aspetto vitale di te stesso. In definitiva il playback riguarda le storie (talvolta chiamate scene), attraverso le quali noi veniamo in contatto con un’esperienza di qualche tipo raccontata da un narratore e drammatizzata dagli attori.”

Le matrici del Playback Theatre

Le principali matrici che hanno contribuito alla creazione del playback theatre sono tre:

  • La tradizione delle culture preletterarie
  • Il teatro sperimentale
  • Lo psicodramma

La tradizione delle culture preletterarie

Jonathan Fox rileva l’importanza della condivisione delle storie della comunità nello spazio collettivo e scopre il valore dell’ascolto e del riconoscimento della storie. La tradizione verbale in tale contesto diventa un evento collettivo posto al servizio della comunità che ne esalta il valore tramite l’ascolto. La condivisione dei vissuti personali costituiva per le comunità preletterarie un patrimonio di tradizione culturale, che portava ad una consapevolezza dell’appartenenza sociale e all’interiorizzazione del bagaglio storico e etico della scrittura e l’alfabetismo. La possibilità di raccontarsi è, infatti, un evento raro nelle società tecnologicamente sviluppate.

Il Teatro Sperimentale

Fox è stato partecipe negli anni 60-70 del movimento del teatro sperimentale, che cercava di allargare i confini del pubblico tradizionale, costruendo un teatro più vicino alla realtà di tutti i giorni, oltre la tradizione del teatro scritto. “L’improvvisazione dei gruppi d’avanguardia, la loro idea di commistione fra le varie arti (danza, musica, pittura, ecc…) hanno inciso sull’idea di creare una ‘nuova’ forma di comunicazione con, e attraverso, il teatro. Per esempio, la tecnica delle sculture fluide è nata dall’interesse per la danza moderna.” [Fox in Verri, 1996]

Lo psicodramma

Il teatro della spontaneità di Jacob Levy Moreno è il precursore dello psicodramma, dove si rappresenta la storia di ognuno. “C’è intimità, è drammatico.”

“Nel teatro della spontaneità è presente tutta la comunità: esso è un nuovo tipo di istituzione, l’istituzione che vuole celebrare la creatività. E’ il luogo in cui si mette alla prova la vita, il forte ed il debole – mediante il teatro. E’ il luogo della verità senza potenze, poiché ognuno vi possiede il potere che è capace di mostrare… Non c’è un creatore solo, circondato da una folla che ascolta, passiva; non è il teatro di un uomo solo; è il teatro di tutti e per tutti. Tutti i presenti in questo teatro si sentono provocati e si spostano dallo stato di coscienza ad uno stato di spontaneità, dal mondo dei fatti concreti, dei pensieri concreti e sentimenti, a un mondo immaginario che comprende anche la realtà in potenza… I valori dell’esistenza sono sostituiti dai valori della spontaneità.” [Moreno 1980]

La preparazione degli Attori nel Playback Theatre

L’attore non può evitare di confrontarsi con la tematica della spontaneità e della creatività, il playback theatre infatti può essere definito altrimenti come un teatro della spontaneità. L’essere umano è dotato di spontaneità, è in grado di attivarla nella relazione con gli altri. La spontaneità è un catalizzatore, un terreno e uno stato che favorisce l’emergenza della creatività, sia essa intesa come capacità di fornire una risposta inedita ad una situazione cristallizzata, che come possibilità di dare una risposta adeguata ad una situazione inaspettata e imprevista.

Il Playback Theatre in particolare richiede la spontaneità e la capacità di assumere ruoli nuovi, inediti e creativi nella performance.

L’ideatore: Jonathan Fox

Psicodrammatista e uomo di teatro statunitense, ideò questo nuovo metodo di fare teatro insieme alla moglie Jo Salas, musicista, e alla loro prima compagnia teatrale: The Original Playback Theatre Company.

Nel 1965, Jonathan Fox si laurea in Scienze Politiche ad Harvard, con una tesi sulla poesia medievale. Successivamente ottiene una borsa di studio in Nuova Zelanda per una tesi sul sostegno ufficiale alle arti. Poi trascorre due anni in Nepal come volontario del Corpo di Pace; continua la ricerca e lo studio sulle società preletterarie e la tradizione orale del teatro.

Nel 1974 crea la sua prima compagnia teatrale (It’s All Grace) in Nwe London (Connecticut). Nasce in questo contesto la prima di un teatro improvvisato basato su storie di vita reale, il cuore del playback theatre.

Nel 1975 il Playback Theatre è nato.

Nel 1980 Jonathan Fox e la sua Compagnia portano il playback in Australia e Nuova Zelanda. Nello stesso anno, Fox è in Italia allo studio di psicodramma di Giovanni Boria a Brescia. Tornerà in Italia ancora negli anni successivi agli studi di psicodramma di Milano e Brescia e al CEIS di Roma.

Nel 1992 viene costituito il primo gruppo di playback theatre in Italia, la Compagnia del Teatro della Spontaneità di Milano, diretto da Paola De Leonardis. Successivamente altre compagnia si sono create in varie città, tra le quali Sondrio, Pavia, Mantova, Milano, Torino, Monza.

Nel 2002 viene istituita la Scuola Italiana di Playback Theatre, diretto da Nadia Lotti con sede a Sondrio.

Il Playback ha continuato e continua la sua evoluzione e la diffusione nel mondo. Fox mantiene la sua funzione di stimolo e riferimento culturale, formativo ed etico, ma è ormai iniziata l’era della seconda generazione di praticanti del playback. Attualmente il Playback Theatre è diffuso in oltre 50 paesi diversi, con più di 160 compagnie attive.