Mese: Novembre 2025

La Moglie: Laura Fermi e il peso dei segreti del Manhattan Project

LA MOGLIE AL TEATRO LA RIBALTA DI SALERNO

La Moglie al teatro La Ribalta di Salerno. La rassegna I Diversi Volti del Teatro prosegue il suo percorso di narrazione e approfondimento culturale. Domenica, 23 novembre, in scena c’è lo spettacolo scritto da Cinzia Spanò e diretto da Paolo Triestino. Testo insignito del prestigioso Premio “Donne e Teatro” 2019 per il testo.

LA MOGLIE, LE DONNE DEL PROGETTO MANHATTAN

Ispirato alla figura di Laura Capon Fermi, “La Moglie” racconta la dimensione privata e spesso dimenticata delle donne che vissero all’ombra del Progetto Manhattan. Compagne inconsapevoli del mondo che stava cambiando intorno a loro. Mogli, madri e compagne di uomini impegnati nella creazione dell’arma che avrebbe mutato per sempre il corso della storia.

DA ROMA AL NEW MEXICO, UN VIAGGIO NELLA STORIA

Lo spettacolo ci trasporta in un viaggio che va dalle lucciole di una Roma perduta ai deserti del New Mexico. Luoghi dove nel 1943 si stavano scrivendo nuove e terribili pagine della Storia.
Laura Capon, moglie del fisico Enrico Fermi, fugge in America a causa delle leggi razziali. Così, si ritrova catapultata a Los Alamos, un luogo sospeso: un “limbo dorato” fatto di prefabbricati confortevoli, sorveglianza costante e silenzi obbligati.

LA MOGLIE E IL PESO DEI SEGRETI

Tra i sussurri delle altre mogli, le voci attutite della comunità scientifica e la presenza vibrante di un’amica, prende forma la trama di esistenze sospese. Vite scandite da dubbi profondi sulla natura della conoscenza e dell’ignoranza. Lo spettacolo interroga lo spettatore sul peso dei segreti. Sul sacrificio imposto dal ruolo di “donna” e di “moglie” e su quanto resti invisibile nel racconto ufficiale dei grandi eventi storici.

“La Moglie” è un racconto delicato e potente. Un testo capace di restituire un punto di vista nuovo e necessario: quello di chi fu spettatrice silenziosa. Una custode involontaria di una verità che avrebbe cambiato il mondo.

Informazioni e prenotazioni: 329 216 7636

‘Na Santarella a Salerno: La Ribalta inaugura la rassegna “Qui fu Napoli Qui sarà Napoli”

‘Na Santarella a Salerno. Prende il via la II edizione della rassegna “Qui fu Napoli Qui sarà Napoli, il progetto teatrale dedicato alla drammaturgia napoletana dall’Ottocento ai giorni nostri. L’edizione di quest’anno si svilupperà in forma itinerante, attraversando i 7 teatri salernitani del consorzio La Città Teatrale. L’obiettivo di valorizzare luoghi, tradizioni e artisti del territorio.

LA RIBALTA INAUGURA LA RASSEGNA “QUI FU NAPOLI QUI SARÀ NAPOLI” CON ‘NA SANTARELLA

A inaugurare la rassegna sarà la Compagnia La Ribalta di Salerno con ‘Na Santarella, celebre commedia di Eduardo Scarpetta, un classico intramontabile del teatro napoletano. L’appuntamento è per sabato 15 novembre alle ore 21:00 presso il teatro di Via Salvatore Calenda, 98

LA STORIA DI FELICE SCIOSCIAMMOCCA E DI ‘NA SANTARELLA

‘Na Santarella racconta le divertenti e intricate vicende di Felice Sciosciammocca, organista e insegnante di musica in un convento, che di notte si trasforma nel compositore di operette Arturo Maletti. La sua doppia vita viene scoperta dalla giovane educanda Nannina, detta “Santarella”, che, minacciandolo di rivelare tutto, lo costringe a portarla a Napoli. Da questo momento si scatena un vortice di equivoci, gelosie e situazioni comiche destinato a culminare in un finale brillante e sorprendente.

‘NA SANTARELLA, LA REGIA DI VALENTINA MUSTARO

La messa in scena, diretta da Valentina Mustaro, offre una rilettura fresca e dinamica del testo, mantenendo viva la tradizione dell’ironia e della vivacità partenopea che hanno reso celebre Scarpetta e il suo teatro. Uno spettacolo che unisce ritmo, risate, emozione e tradizione, rendendo omaggio alla grande commedia napoletana e alla sua inesauribile capacità di parlare al pubblico di ogni età.

Per informazioni, interviste e prenotazioni: 329 2167636

Io sono l’amore. Percorsi d’amore negati alle eroine di Annibale Ruccello

Il Teatro La Ribalta è lieto di ospitare la compagnia Artenauta Teatro con lo spettacolo Io sono l’amore, scritto e diretto da Simona Tortora e dedicato alla figura e alla poetica di Annibale Ruccello, autore tra i più intensi e visionari del teatro contemporaneo.

L’INCONTRO TRA TRE PERSONAGGI FEMMINILI: JENNIFER, ANNA E GESUALDA

Il lavoro nasce dall’incontro di tre personaggi femminili ruccelliani, tre voci che vibrano sul confine tra desiderio, fragilità e ossessione. Come racconta Simona Tortora: “Le ho amate tutte e tre, con tutte le loro contraddizioni. Non esprimo giudizio sul loro agire, non sono un giudice, racconto storie. Io sono l’Amore, è la storia di un anatroccolo, non accettato dalla società delle papere alla quale non si conforma.  la storia di chi non si sente riconosciuto né dagli altri né da se stesso. E’ la richiesta disperata di essere amati”.

JENNIFER, DA LE CINQUE ROSE DI JENNIFER

Il punto di partenza è Jennifer, protagonista de Le cinque rose di Jennifer, giovane travestito che attende una telefonata d’amore che sembra non arrivare mai. A pronunciare la frase “Io sono l’Amore” è proprio Jennifer, una dichiarazione che riflette il desiderio di Jennifer di essere amata e riconosciuta per ciò che è.

ANNA CAPPELLI SI INTRECCIA A JENNIFER

A Jennifer si intreccia Anna Cappelli, giovane donna che cerca un posto nel mondo attraverso un amore che non è amore, ma bisogno, possesso, illusione. La figura di Anna, giovanissima poco più che ventenne eppure già così sfiduciata dalla vita, vinta da pensieri scialbi come la sua esistenza, attaccata a stereotipi sociali, dove se non sei sposata o accompagnata da un uomo, sei inutile, la fanno sembrare una donna vecchia e con l’anima rinsecchita, eppure, anche questa assassina grida come ultima frase della sua vita: Aiutami.

L’ULTIMA DONNA: GESUALDA

E infine Gesualda, da Ferdinando, altro capolavoro di Ruccello. Gesualda, cugina della marchesa divenuta povera. È una figura sottomessa, anche della stessa marchesa, e al tempo stesso affamata di uno sguardo che la nomini, che la renda viva, degna, desiderata.

TRE ANIME CHE CHIEDONO LA STESSA COSA: ESSERE AMATE

Attraverso una regia essenziale e una drammaturgia che dà voce al non detto, Io sono l’amore racconta il fallimento delle relazioni. La regista Simona Tortora, conclude così il suo discorso: “Al centro di tutto il mio ragionamento su Ruccello ci sono le relazioni, nelle sue opere sono complesse, disturbanti e spesso segnate da desiderio, alienazione e sopraffazione. Tutte e tre simbolo di un fallimento, delle relazioni soprattutto. Tutte tre urlano il loro desiderio incessante di essere amate e non ottenerlo farà emergere in ognuna di loro la parte spietata o tremendamente fragile”.